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    August 29

    Tanto per scrivere

    Tanto per scrivere due righe mi appresto a pubblicare questo intervento. L'idea è quella di spendere due parole in favore di tutti quei pensieri dei reparti: "Morti sul nascere", "Troppo banali" e "Ora non ho voglia di pensare a voi"; e di tutte quelle idee archiviate in vari schedari abbandonati etichettati con "Forse quando sarò ispirato", "Non credo di poterle spiegare", "Troppo folli pure per me" e "Forse tra un annetto". A dirla tutta ci dovrebbero essere un sacco di altri reparti, ma non ricordo cosa vi ho stipato nel passare degli anni, a dire il vero, il fatto che non ricordi cosa c'è dentro mi fa pure pensare che siano semplicemente vuoti, probabilmente sarebbe il caso di controllare, ma l'idea di aprire la porta al momento è archiviata sotto "Aprire solo in caso di emergenza". Questo intervento di per se era in "Troppo banali" accompagnato da un post it con la nota "Vedi in Troppo folli pure per me alla voce memoria come archivio pubblico", il che mi stava gia facendo desistere, voleva dire cambiare ufficio, salire varie rampe di scale e rivolgersi ad uno sportello gestito da una strana signora strabica con la mania dei monocoli; oggi, per la cronoca, ne indossava uno con una catenella verde e la montature rosa shocking. Giunto allo sportello mi viene subito presentato un modulo per il trattamento dei dati personali da firmare in più punti, clausola per clausola, arrivato all'ultima pagina gia mi faceva male la mano. A questo punto posso comunicare alla signora gli estremi della ricerca, attendo per qualche minuto... (accidenti possibile che non trovi una posizione comoda) una decina di minuti... (nel frattempo mi domanda chi abbia costruito questa sedia, la targhetta sullo schienale riporta Ditta ELE, da 19 anni per il vostro mal di schiena, questo spiega anche perchè la targhetta sia stata attaccata con due viti orientate con la punta verso lo schienale) venti minuti... "Ehi lei!" Oh finalmente, mi alzo dalla sedia maledicendo la Ditta ELE e raccolgo dallo sportello le fotocopie di un fascicolo di 50 pagine. Lascio l'ufficio imprecando sotto voce contro l'amministrazione di questo posto diretto al mio cubicolo alla sezione "Troppo banali". Per le scale realizzo che per ora ho incontrato un solo problema e da queste parti è un vero guaio, l'uso del posto, non che le strane leggi che lo governano, comandano che ad un primo imprevisto ne dovranno seguire inequivocabilmente altri due, per un totale di tre, prima che si possa pensare di riarchiavere l'idea o il pensiero per il quale siamo entrati qua dentro. La conseguenza di tutto ciò è che invece di arrendermi alla follia del posto mi sento quanto più determinato ad andare avanti, quindi giunto alla scrivania designatami dalla direzione inizio a sfogliare un fascicolo di cinquanta pagine numerate fronte e retro completamente bianche. Giunto all'ultima pagina affianco al 100/100 in alto a destra noto un asterisco, guardo in fondo e leggo "*vedi pagina 101 per ulteriori informazioni.", guardo a destra e vedo il cartoncino giallo che chiude il fascicolo. Esortisco imprecando il nome di Mis monocolo e stufato mi dirigo all'uscità dell'archivio, scendo l'ultima rampa di scale e saluto il portiere attraversando il portone d'ingresso dell'edificio. Impreco nuovamente, questa volta contro il direttore del posto, e chiudo la porta della sezione "Troppo banali" alla quale sono arrivato dopo aver superato la soglia dell'edificio. Siamo a quota due, ancora uno e posso uscire da questo inferno. Rinizio a sfogliare i due fascicoli facendomi da "I luoghi di cui non hai mai parlato", il titolo sotto il quale è archiviata questa idea, per rifinire alla nota di fondo pagina di "Memoria come archivio pubblico". Mi ripresento in cerca di spiegazioni da Mis Monocolo la quale dopo un ulteriore controllo di venti minuti mi risponde semplicemente: <<Non so come sia potuto succedere ma il foglio è andato perso, una cosa inspiegabile!>>. Uscendo dall'ufficio realizzo che il terzo problema si è presentato da questo momento dovrebbe essere tutta discesa e difatto lo è, come compio il secondo passo oltre la porta il pavimento viene a mancare lascinado gentilmente il posto ad uno scivolo di marmo blu che precipita ad aspirale in un abisso di luce abbagliante. Dopo diversi minuti mi fermo, finalmente in piano, su uno zerbino nero con ricamato a caratteri d'oro "Non credo di poterle spiegare", di fatto difronte a me si presenta una sconfinata sala bianca e a qualche passo da me una poltrona marrone sulla quale sonnecchina, con le braccia strette attorno ad un piccolo calderone d'argento, un lepricano. Cerco di alzarmi senza far rumore, in risposta la stanza accoglie i miei movimenti con i rintocchi di decine di campane a feste e il suono squillante di trombe, come prevedibile il lepricano balza in piedi stringendo in una mano il calderone e nell'altra una manciata di polvere incolore. Ho giusto il tempo di vedere la polvere venirmi soffiata addosso e mi ritrovo a sedere davanti alla mia scrivania con in mano la pagina 101/101.
     
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    Pagina 101/100
    Organizazione archivio:
     
    Piano terra:
    - Reception (Barlumi Sami Tor)
     
    Primo piano:
    - Troppo banali (libero accesso, non sorvegliato);
    - Morti sul nascere (rivolgersi alla reception se si sa cosa si cerca, altrimenti buona fortuna e non lamentatevi);
     
    Secondo piano:
    - Ora non ho voglia di pensare a voi (Solitaria Ravarapa);
    - Forse quando sarò ispirato (Mentevuota Takiji);
     
    Terzo piano:
    - Troppo folli pure per me (Monocolo Fissamil);
    - Forse tra un anneto (Senior Senior Year);
     
    Quarto piano:
    - Aprire solo in caso di emergenza (Dangerman Rossofoco);
    - Presidenza (Lord t.);
     
    Da qualche parte:
    - Non credo di poterle spiegare (Non disturbare il Leprican che dorme);
     
    Regolamento:
    1) attendere il terzo problema insormontabile prima di qualsiasi lamentala o di arrendersi. In bocca al lupo!
    2) attenzione, in continuo ed improvviso aggiornamento.
    >>
     
    Cordialmente tofone2.

    Comments (1)

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    Gioiawrote:
    Ero nell'atrio. Alla mia sinistra delle scale, a destra un ascenzore. PLING. Eccomi arrivata al piano desiderato: "Magari Lo Faccio Dopo". La stanza è enorme, sembra qusi infinita, ed è piena di archivi. Salgo su un cart che ha già le chiavi inserite e mi dirigo verso un archivio non molto lontano (sono disposti in ordine cronologico: i più vicini all'ingresso sono i più recenti). Non c'è nessuno nella stanza, eppure sulle pareti del salone sono attaccate gigantografie dei miei ricordi. Arrivo all'archivio, lo apro e scelgo il facicolo "commento del blog del Pepoz". Mi siedo sul comodo sedile del cart e leggo il facicolo con tanto di immagini mentali. Non ci metto molto a prendere la mia decisione, Torno indietro, prendo le scale e qualche piano più giù vedo scritto sulla porta di un ufficio "Troppo Banale", apro la porta e ci getto dentro il fascicolo: non ho voglia ora di metterlo al suo posto tra gli altri pensieri banali. Chiudo la porta pensando... "Magari Lo Faccio Dopo!"
    Sept. 2

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